Ascolta il canto dell’Umbria, dove la tradizione è un’arte… Percorri la Strada dei Vini del Cantico

12 Comuni, uno più bello dell’altro, dove il turista è considerato un ospite. Scopriamoli insieme!

Per andare alla scoperta dell’itinerario della Strada dei Vini del Cantico, come punto di partenza suggeriamo Massa Martana. Inserita in un ambiente incontaminato nella parte centro-meridionale dell’Umbria, Massa Martana è adagiata su una rupe ai piedi dei Monti Martani. Il suo territorio offre molteplici opportunità turistiche grazie al sistema degli itinerari naturalistici dei Martani Trekking e al complesso termale di San Faustino.
Il centro storico, arricchito da costruzioni architettoniche del XVI e XVIII secolo, è situato all’interno delle mura castellane. Ben conservata è la porta d’ingresso, decorata da pietre scolpite e dallo stemma della città. Notevoli la Chiesa di San Felice, dedicata al patrono della città, la Chiesa di San Sebastiano, con una preziosa tela del 1595 raffigurante una Madonna con Bambino coronata di angeli tra San Felice e San Sebastiano, ed il Palazzo Comunale del ‘500. Poco fuori del centro si incontrano la Chiesa di Santa Maria delle Grazie e la Chiesa di Santa Maria della Pace con l’esterno completamente rivestito in travertino.
Nei dintorni sono presenti numerose chiese che rappresentano un patrimonio unico: la Chiesa di Santa Maria in Pantano, uno degli edifici religiosi più antichi ed interessanti dell’Umbria; la Chiesa di Santa Illuminata; l’Abbazia di Santa Maria di Viepri, eretta nel 1150, che conserva l’originario aspetto romanico con una facciata a doppio spiovente; l’Abbazia di San Faustino, costruita sulle macerie di una villa romana e realizzata sulla tomba del santo dai monaci benedettini nell’VIII secolo; l’Abbazia dei Santi Fidenzio e Terenzio, del IX o X secolo, con la sua antica e suggestiva cripta.

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L’itinerario prosegue a Todi, situata su un colle dominante la confluenza del torrente Naia nel fiume Tevere, al centro di un suggestivo scenario collinare. Già nel I secolo d.C., Plinio il Vecchio, nel XIV libro della sua Storia Naturale, parlava dei vini di Todi, elencandoli tra quelli più famosi di allora, ma si sa che fin dal tempo dell’antica Etruria, i tuderti conoscevano e gustavano questa bevanda. Documenti incontrovertibili attestano l’uso pressoché quotidiano del Trebbiano di Todi e del Vin greco o Archetto, e proprio su questi vini spesso il Comune di Todi contava per fare bella figura nei confronti dei personaggi illustri che via via erano ospiti della città. Il vino dunque è presente fin dai tempi remoti della storia della città, bevuto non solo per festeggiare il completamento della facciata della chiesa di San Fortunato nel Quattrocento, ma anche nei salotti della società agiata tuderte dei secoli XVII e XVIII e anche, infine, dai volontari che accompagnarono Giuseppe Garibaldi dopo la ritirata da Roma nella calda estate del 1849, sfamati e dissetati dai frati di Montesanto e del convento della Spineta con pane, prosciutto e vino.
Una presenza costante dunque, questa del vino, che ci conferma l’alta considerazione che ebbero i tuderti per questa bevanda, tanto da considerarla un sicuro viatico per una felice esistenza ultraterrena e per la redenzione dei peccati commessi su questa terra, pro redemptione animae, appunto. Oggi la lunga tradizione ha fatto sì che l’intero territorio del Comune di Todi sia compreso nella DOC Colli Martani e nella DOC Todi.

La visita di Todi può iniziare dal magnifico tempio di Santa Maria della Consolazione, situato al termine di un lungo viale alberato di cipressi ed ippocastani, costruito fra il 1508 ed il 1607 su disegno quasi certo del Bramante. Salendo verso il centro della città, dopo avere oltrepassato i giardini pubblici, sulla destra si nota il monumento a Jacopone da Todi. A fianco, un’ampia scalinata disegnata agli inizi del ‘900 prepara il visitatore alla vista dell’imponente facciata del tempio di San Fortunato. Al suo interno in una cripta centrale il vescovo Cesi fece collocare nel 1596 le spoglie di Jacopone ed in un sacello isolato quelle dei santi protettori della città: Fortunato, Callisto, Cassiano, Degna e Romana.
Continuando a sinistra si arriva al Parco della Rocca, dove nel periodo romano sorgeva un tempio dedicato a Giove trasformato in fortezza nel 1373 di cui oggi si ammira l’imponente Maschio a forma circolare. Dal piazzale si aprono una serie di viali e vialetti alberati con tigli, ippocastani e pini. Da uno di questi, detto delle Piaggiole, si giunge a Porta Libera, facente parte del secondo cerchio delle mura. Terminato il percorso della cosiddetta passeggiata della Rocca, si scende in Piazza del Popolo, cuore di Todi, su cui si affacciano il Duomo e gli splendidi palazzi civili: il Palazzo del Popolo e Palazzo del Podestà, in stile gotico italiano, e il Palazzo dei Priori, di aspetto tipicamente medievale, con l’Aquila in bronzo, simbolo della città.

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Lasciandoci alle spalle Todi, arriviamo in pochi minuti a Monte Castello di Vibio. Un borgo arroccato su una collina, fatto di vicoli e stradine, dove l’unico rumore è quello dei passi e dei bambini che giocano. Si respira un’aria tranquilla, fatta di saluti con i passanti e della serenità di trovarsi, come di incanto, nel medioevo, dove le pietre raccontano la storia e la cultura di questi luoghi. A Monte Castello si trova il Teatro della Concordia che – si legge in un documento dell’epoca – “venne costruito piccolo, a misura del suo paese”. È infatti il teatro più piccolo del mondo, con i suoi 99 posti, a testimonianza di quanto fossero vivaci e lungimiranti queste zone: progettato in pieno clima post rivoluzione francese del 1789, intitolato proprio a quella “concordia tra i popoli” che l’Europa dell’Ottocento cercava di creare; fu allora che nove illustri famiglie del paese decisero di costruire a Monte Castello di Vibio un luogo di divertimenti e riunioni. La sua inaugurazione è del 1808, in un periodo di massimo splendore culturale, quasi a volersi riscattare da parte dei montecastellesi di secoli di vicissitudini e di dominazioni subite.
Da Porta di Maggio, uno dei due ingressi aperti lungo la cinta muraria, si gode di uno dei più suggestivi panorami che spazia dalla città di Todi a tutta la media valle del Tevere. Restaurata recentemente, vi è stato allestito un piccolo museo con documenti di archivio, armi antiche, arredi sacri e materiale archeologico.
La piazza di Monte Castello di Vibio è una terrazza su questa parte dell’Umbria che vede scorrere il Tevere: sullo sfondo Todi e, in lontananza, monti e boschi, capaci di rendere questa regione un vero gioiello verde. Un luogo talmente particolare, in equilibrio intatto tra cultura e paesaggio, da diventare la sede della International School of Art, una scuola di disegno, pittura e scultura aperta nel periodo estivo e frequentata da studenti provenienti dagli Stati Uniti e altre nazioni.
Di fondamentale rilievo sono stati i fattori umani legati al territorio, che per consolidata tradizione hanno contribuito a far sviluppare anche il lato vitivinicolo della zona e ad ottenere il vino DOC Colli Perugini.

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Da Monte Castello di Vibio la strada procede, attraversando uliveti e vigneti intervallati da casali e boschetti, per raggiungere poi il piccolo centro di Fratta Todina. Il castello sorge su un piccolo colle, in una zona alla confluenza tra il fiume Tevere e il torrente Faena, suo affluente. Secondo la tradizione, il nome Fratta deriverebbe da “fracta”, distrutta, riferita alle guerre causate dalle invasioni gotiche che, dopo gli splendori dell’Impero Romano, portarono devastazioni per tutta l’Italia centrale. Un’altra tradizione farebbe derivare il suo nome dal sistema con cui il centro abitato veniva difeso, costruendo una recinzione di pali infissi nel terreno intrecciati con frasche in modo da formare una specie di fratta (boscaglia).
Il borgo ha mantenuto nel tempo la tipica struttura di borgo castello medievale, con una sola strada, sulla quale vennero edificate le abitazioni. Intorno al paese gravita un territorio in cui l’insediamento si disperde in piccoli agglomerati o case isolate. Resti del periodo romano, o precedenti, non li troviamo però nel luogo esatto dove sorge il castello, ma nelle vicinanze: nella zona di Montione sono state riprovate punte di lance del periodo neolitico, e altri resti preistorici, mentre i resti più numerosi sono tornati alla luce nella zona di San Cassiano dove, a partire dal ‘700, hanno iniziato a riaffiorare vestigia di età romana, come la stele della “gens Aponia”, l’urna di Flavia Drosella, e soprattutto, sotto il castello di San Cassiano, una cisterna e una villa romana. Tutto ciò non avvalora tanto l’ubicazione esatta di Fratta in quelle epoche, quanto la sicura e costante presenza abitativa, dovuta alla terra fertile e alla presenza di numerosi corsi d’acqua.
Il Comune di Fratta Todina vanta la presenza di palazzi storici. Ciò che ha reso Fratta un castello del tutto particolare è il fatto di essere stata per quasi tre secoli, a partire dal ‘500, la Castel Gandolfo dei vescovi di Todi. Quello che popolarmente è chiamato Palazzo Altieri, era in verità la villa estiva dei prelati, dopo essere stata per breve tempo il palazzo baronale dei Fortebraccio.
La Villa Romana di San Cassiano, databile dal II secoli a.C. al II secolo d.C., è un bene di notevole interesse per queste zone, che ne avvalora l’ipotesi riguardo la loro continua abitazione. Il primo ritrovamento, nel 2001, riguardò non l’impianto abitativo, ma la cisterna che lo riforniva d’acqua, e una vasca: la prima è fatta in opus cementicium, sempre rimasta in vista grazie ad una porzione di parete che diventò successivamente uno dei muri portanti del castello.
Come in molte altre zone, anche in questa esistono testimonianze dell’attività vitivinicola di Etruschi e Romani. I vigneti sono ubicati in terreni di piano e fondovalle e quelli ad una quota superiore ai 450 m e 500 m s.l.m. rispettivamente per i vitigni a bacca nera e bianca. Questa zona, che si estende a Sud di Perugia sulla destra del fiume Tevere, ha un clima e un’esposizione particolarmente favorevoli alla viticoltura. Il suolo di questa zona è in genere argilloso con una forte componente calcarea, riscontrabile nel colore chiaro del terreno. L’intero territorio ricade nella zona di produzione della DOC dei Colli Perugini.

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Continuiamo il nostro viaggio e arriviamo a Marsciano. Il territorio comunale, con la sua fertile campagna percorsa dai fiumi Tevere e Nestore e le dolci colline segnate da borghi e castelli medievali, comprende ben 18 frazioni. Essere un importante crocevia di transito fra Perugia, Todi e Orvieto ha caratterizzato fin dall’epoca etrusca la storia di Marsciano, assegnandole una posizione di primo piano e favorendone lo sviluppo, ma spesso rendendola anche scenario di aspre battaglie. In questa cittadina l’agricoltura è molto importante.
Una delle attività tipiche è la produzione del laterizio e della terracotta. Alcune vecchie fornaci sono state pienamente recuperate ed in località Compignano è stato aperto il museo laboratorio per la ricerca artistica ed edile. Inoltre è stata realizzata l’antenna museale di Spina, che rappresenta un momento di documentazione di antichi mestieri, corredato da una esposizione di reperti e materiali anche di età romana.
Dell’antico castello di Marsciano, denominato precedentemente Monteregio o Montereale, restano a testimonianza della sua potenza i bastioni e le torri del XII secolo, inserite nello sviluppo urbanistico moderno.
Girovagando per il paese si possono ammirare la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, la chiesa di Santa Margherita o di San Francesco e la chiesa della Madonna delle Grazie.

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Dopo aver toccato il piccolo centro di Pantalla, tra i vigneti della DOC Colli Martani, si giunge a Collazzone, piccolo comune di circa 3000 abitanti che conta ad oggi numerose frazioni e località abitate: Collepepe, Assignano, Piedicolle, Gaglietole, Casalalta, Canalicchio.
Ricco il territorio di luoghi d’arte, come la Chiesa di San Lorenzo, che venne a sostituire l’antica parrocchiale, fondata nel 1671 dove sono conservate importanti opere: la Madonna col Bambino, il reperto artistico più antico del Comune di Collazzone, probabilmente datata XII secolo e custodita all’interno di una cripta appositamente allestita; San Carlo Borromeo, tela datata 1615, opera del pittore Pietro Paolo Sensini; il Crocefisso fra i Santi Michele Arcangelo e Borromeo, dipinto citato da un inventario del 1774 e assegnato a Bartolomeo Barbini; l’Adorazione dei Pastori, tela datata 1628, opera del pittore Pietro Paolo Sensini.
Vicino alle mura del paese è interessante visitare il Convento di San Lorenzo, sede Benedettina dal 1227 e poi Francescana dal 1236, dove si rifugiò Jacopone da Todi e vi morì nella notte di Natale del 1306, confortato da Frate Giovanni della Verna.
Nelle frazioni possiamo trovare altre importanti opere come il Castello di Assignano, la Chiesa di San Giacomo Maggiore e la Chiesa della Madonna dell’Acquasanta (in località Piedicolle); la Chiesa di Santa Maria Assunta, la Chiesa della Madonna del Buon Consiglio e le “Carceri” Locum cementicium (in località Collepepe), la Chiesa di Santa Maria Assunta (in località Casalalta), la Chiesa di San Cristoforo (in località Gaglietole).
Il territorio collinare di Collazzone offre la possibilità di percorrere sentieri che mettono in risalto le sue ricchezze ambientali e paesaggistiche: i vari percorsi consentono infatti di conoscere varie specie vegetali, faunistiche, ruderi di antichi molini ad acqua, conventi e castelli.

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Proseguendo il nostro itinerario in direzione di Perugia, incontriamo il borgo di Cerqueto (XII secolo), dove Pietro Vannucci, nel 1478, dipinse il suo primo affresco all’interno della chiesa di Santa Maria Assunta. Stiamo percorrendo la “Strada della collina” o anche “Strada dei Santi”, cui sono dedicate le tante località che via via incontriamo, ricche di testimonianze storiche e di beni culturali: Sant’Elena, San Valentino, Sant’Enea, San Fortunato, San Martino in Colle (con la sua Festa del vino e delle castagne), San Martino Delfico (con la splendida villa del ‘700 Alfani Silvestri), San Martino in Campo (ex residenza estiva dei Donini), non dimenticando località come Boneggio e Pila altrettanto vocate.
Paesaggio collinare, ampio, soleggiato, modellato da un’agricoltura millenaria, dagli Etruschi ai Benedettini, una delle migliori espressioni dell’Umbria cuore verde d’Italia, che ispira un sentimento di pace e di senso di vita. È terra di elezione della DOC Colli Perugini, che valorizza i tipici vitigni umbri (Grechetto, Trebbiano e Sangiovese) dove stanno trovando un’ambientazione ottimale vitigni come lo Chardonnay e il Merlot, per una attività enologica che dal consumo locale intende sfidare oggi il mercato internazionale.
La strada raggiunge Perugia a San Pietro. Città poliedrica, internazionale, ricca di storia, arte e cultura, la cui antica vocazione agraria è ben testimoniata dal secolare monastero, ove le magiche atmosfere del Giardino medievale che vi è stato ricostruito, si legano al prestigio scientifico della Facoltà di Agraria insediata in quei luoghi. Siamo già nel centro storico. Corso Vannucci, Piazza IV Novembre, la Fontana Maggiore,Via dei Priori, Via delle Maestà delle Volte, Piazza Braccio Fortebraccio, la salita di via Appia, via dell’Acquedotto, l’Arco Etrusco, la Rocca Paolina: un dedalo di vie e di viuzze, un susseguirsi di storie che mandano il ritratto di una città di grande continuità storica. Tra le grandi e molteplici manifestazioni culturali troviamo Umbria Jazz, Eurochocolate, di secolare tradizione la Fiera dei Morti e la festa del patrono, con il celebre torcolo di San Costanzo. Lasciamo infine Perugia dall’antica via di San Girolamo, lungo il percorso che da questi olivi ha lanciato al mondo un messaggio universale di fratellanza e di futuro attraverso la Marcia della Pace.

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Continuando a scendere per le amene colline circondate da oliveti e vigneti, ci troviamo nella ridente campagna torgianese. Torsciano(…)è di assai buon’aria. Raccoglie abundantemente de frutti della terra massivamente grano e vino et olio. (…) il luogo è bellissimo, vago et di bellissimo sito posto in un alto senza haver luogo che il sopprastia o che l’offenda [Cipriano Piccolpasso, 1558]. Torgiano, antico porto fluviale, è un borgo alla sommità di un dolce rilievo collinare alla confluenza dei fiumi Tevere e Chiascio, la cui economia è oggi largamente fondata su una viticoltura specializzata e all’avanguardia che ne ha caratterizzato il paesaggio agricolo ricoprendo di vigneti i dolci declivi che costituiscono la dorsale delle sue colline. Grazie all’opera di Giorgio Lungarotti, che fin dalla seconda metà degli anni ’60 ha gettato le basi della moderna enologia umbra, Torgiano rappresenta una tra le grandi ed indiscusse capitali italiane del vino. Percorrendo le tracce della tradizione agricola, per la sua felice vocazione, si è affiancata alla vite anche la coltivazione intensiva dell’olivo con produzione di un eccellente olio extra vergine di oliva.
La zona fu tra le primissime in Italia e la prima in Umbria ad ottenere per i suoi vini la certificazione DOC (1968), mentre dal 1991 la DOCG, con riconoscimento retroattivo dal 1983, garantisce ulteriormente la locale produzione enologica, conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo. Nelle centinaia di ettari coltivati a vigneto che circondano Torgiano, hanno trovato habitat ideale, oltre ai vigneti tradizionali come il Sangiovese, il Canajolo, il Trebbiano e il Grechetto, anche numerose altre varietà, ormai radicate e capaci di produrre uve con elevatissimi standard di qualità: Chardonnay, Pinot Grigio e Pinot Nero, Cabernet Sauvignon, Merlot. L’esposizione soleggiata e la composizione dei terreni favoriscono in collina l’allevamento di viti scrupolosamente selezionate.
Alla produzione agricola si è affiancata una politica turistica d’avanguardia, che si avvale di una qualificata rete di strutture ricettive e di cui è strumento essenziale la presenza di tre importanti realtà museali (il Museo del Vino, il Museo dell’Olivo e dell’Olio, e il Museo di Arte Ceramica Contemporanea), del Parco Fluviale e di un nutrito cartellone di appuntamenti annuali, come “Calici di Stelle”, “Vinarelli”, “Scultori a Brufa”, “Vaselle d’Autore per il Vino Novello”, attraverso cui viene costantemente perseguita la valorizzazione del patrimonio storico, artistico, ambientale e documentale riferibile alle due colture d’eccellenza della zona.

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A pochi chilometri da Torgiano appare Bettona, terra di viti e olivi fin dal tempo degli Etruschi. Qui si possono perciò degustare ottimi vini rossi e bianchi della DOC Colli Martani, prodotti essenzialmente con Sangiovese, Grechetto e Trebbiano abbinandoli magari agli eccellenti salumi e alla celebre oca arrosto della tradizione bettonese.
Betttona, avamposto etrusco, situato nel territorio degli Umbri, alla sinistra del Tevere, poi municipio romano, abitato dagli antichi Vettonenses (Plinio Il Vecchio, N.H. III, 114), mantiene ancora oggi importanti collegamenti viari con Perugia, Assisi e Todi, grazie anche alle antiche vie Amerina e Flaminia.
Bettona è un belvedere naturale che si affaccia su di un anfiteatro panoramico tra i più caratteristici dell’Umbria, scenograficamente creato dall’Appennino Centrale, in un semicerchio che va dal lago Trasimeno fino a Montefalco. Intatto il suo percorso di città murata, formata dai resti della cinta muraria databile al IV sec. a.C. e dalla cinta medievale, lunga 1000 metri con torresini, torri, bastioni e ponte levatoio (XIII-XIV sec.), a testimonianza di un’importante situazione strategica. Della sua storia resta importante documentazione nel Museo Civico, che accoglie una sezione archeologica di reperti etruschi e romani, e una sezione storico-artistica con dipinti, ceramiche e arredi legati alla storia locale.

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Lasciandoci Bettona alle spalle, ecco subito apparire, fra monasteri e badie, dopo una manciata di chilometri appena, Cannara.
…lonsero ad un castello che se chiama Cannaia. Et sancto Francesco se puse a predicare, commandando prima a le rondini, che cantavano che tenessero silentio insino ad tanto che havesse predicato, Et così fo obedito… Così i francescani dell’epoca narrano la predica agli uccelli di San Francesco. Un cantico che ancora oggi risuona attraverso le dolci colline che degradano dall’antico insediamento romano di Urvinum Hortense (Collemancio) verso il fiume Topino.
Tra monasteri e badie, Cannara è situata sulla strada che congiunge Torgiano a Montefalco, posizione felice per la coltivazione della vite (zona di produzione DOC Colli Martani) e dell’olivo, da sempre capisaldi dell’economia locale. Grechetto, Trebbiano e Malvasia sono i vitigni bianchi più diffusi; Sangiovese, Merlot e Cornetta i rossi. La Cornetta è un vitigno autoctono, recuperato negli anni scorsi. Veniva utilizzato sin dall’antichità per produrre uno straordinario vino passito, la Vernaccia, che accompagnava i banchetti pasquali.
Se olio e vino sono i prodotti tipici più frequenti in collina, la famosa e prelibata Cipolla di Cannara è già regina di molte ricette. Delicata per la sua straordinaria dolcezza, nelle varietà bianca, rossa, piatta e dorata, sprigiona i suoi intensi profumi dalle tipiche trecce in cui viene presentata, come a Settembre, quando nelle piazze del paese si svolge l’ormai tradizionale Festa della Cipolla che richiama visitatori e buongustai da tutta Italia.
Anche il vino a luglio ha la sua celebrazione a Collemancio, dove si svolge la Festa del vino, una delle manifestazioni umbre più antiche tra degustazioni e concorsi, per trascorre ore liete in grembo alla natura.
A Pasqua la piccola cittadina si tuffa nelle tradizioni religiose come la Processione del Cristo Morto e la “Rinchinata”; gastronomiche come le torte al formaggio e la Vernaccia.
Aziende agrituristiche, moderni alberghi e piccoli relais, ristoranti di pregio ed enoteche fanno di Cannara una meta ideale per i visitatori della Regione.

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Appena il tempo di percorrere una decina di chilometri, attraversare un sottopassaggio ed eccoci di fronte la magnifica, turrita, Hispellum. Spello deve la sua fama all’arte del mangiar bene: la ristorazione di alta qualità e i prodotti enogastronomici tipici sono il suo biglietto da visita.
Questo modo di fare turismo permette anche una conoscenza più intima della città e in particolare del centro storico che è tuttora quello, nel suo assetto urbanistico prevalente, realizzato nel periodo augusteo.
La Splendidissima Colonia Julia, ricca di testimonianze romane, medievali e rinascimentali come la Cappella Baglioni, dipinta dal Pinturicchio nel 1501, riempe di stupore chiunque vi sia giunto inconsapevole di tante meraviglie.
Diventa un piacere percorrere i vicoli per scoprire le piccole botteghe, passare sotto gli archi che richiamano i fasti della storia, soffermarsi nelle piazzette: uno spettacolo che appaga lo sguardo e l’anima. Fuori dalle mura si scopre che la bellezza della città ci segue anche tra gli ulivi e le distese di grano, il tutto condito da un filo d’olio extra-vergine d’oliva e un buon bicchiere di vino rosso.
Spello rimane un pacchetto unico di tradizioni dell’olivo e dell’olio, del vino, di botteghe artigiane e dell’Infiorata, la manifestazione che la rappresenta nel mondo e che ogni anno, il giorno del Corpus Domini, trasforma le antiche strade in opere d’arte.

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È con malinconia che ci lasciamo alle spalle questa splendida città, ma il cuore è allegro perché in lontananza, dall’alto di un panorama mozzafiato ecco che scorgiamo la città di Francesco, dalle inconfondibili mura rosate. Assisi, figlia di un medioevo bellicoso e rivale dei comuni vicini, arroccata e circondata da mura difficilmente penetrabili, si è però aperta spiritualmente a tutto il mondo diventando un centro di convivenza e riflessione. Da città confederata con Roma divenne municipio romano col nome di Assisium godendo, in questo periodo, di una notevole prosperità, attestata dai resti monumentali. Federico Barbarossa pose Assisi sotto il diretto dominio imperiale ed è di questo periodo la nascita di San Francesco e l’affermazione del movimento francescano.
Assisi attrae visitatori per le sue eccezionali opere d’arte. Molti sono gli itinerari per chi desidera godere del connubio tra natura, arte e sentimento religioso che costituisce l’elemento più caratteristico del suo territorio: la Basilica di San Francesco, in cui si trovano affreschi di Giotto e Cimabue; la Chiesa Nuova; la Basilica di Santa Chiara; la Cattedrale di San Rufino; la Chiesa di San Pietro; Santa Maria Maggiore; Piazza del Comune; il Museo e il Foro Romano; la Rocca Maggiore. Oltre agli itinerari religiosi e culturali, Assisi offre una fitta rete di ristoranti, taverne e strutture agrituristiche dove ampia è l’offerta dei piatti tipici della cucina umbra, insieme ai vini della zona. Fin dall’antichità i suoi vitigni sono stati coltivati ed apprezzati, soprattutto per opera dei padri benedettini. Nei primi giorni di Maggio la città vive con grande fervore la Festa del Calendimaggio, una rievocazione medievale, una “sfida cortese” tra due parti, la Parte de Sopra e la Parte de Sotto, che si fronteggiano nel canto e nella musica. Lasciata Assisi ci troviamo a Santa Maria degli Angeli, dove sorge il famoso santuario al cui interno si trova la chiesina della Porziuncola.

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