L’intervista pazza alla “Vasella”

La vanitosa vasella del MACC – Museo d’Arte Ceramica Contemporanea di Torgiano, ci ha concesso un’intervista in esclusiva per il blog della Strada dei Vini del Cantico. Scopri con noi cosa si cela dietro alle famose brocche.


L’Umbria, oltre ai meravigliosi paesaggi e ai prodotti gastronomici, è rinomata per il suo artigianato tipico e in particolare per le ceramiche artistiche. Sono 3 le città della regione famose in tutto il mondo per la produzione di questi meravigliosi manufatti: Deruta, Gubbio e Gualdo Tadino.
Anche a Torgiano la tradizione della ceramica artistica è molto forte ed è proprio in questa splendida cornice che ha trovato spazio il MACC – Museo d’arte Ceramica Contemporanea.
Dalle meravigliose mani del Maestro Nino Caruso, affezionatissimo a Torgiano, sono nati i pezzi di questa bellissima collezione che l’artista ha donato alla città.

Accanto alle opere di Nino Caruso, è esposta nel museo la collezione comunale delle Vaselle d’Autore per il vino novello. Dal 1996, questa collezione si impreziosisce ogni anno di nuovi pezzi poiché in occasione della manifestazione Versando Torgianoche si tiene ogni anno a novembre, artisti di fama internazionale realizzano delle brocche (a Torgiano chiamate vaselle) per il vino nuovo rivisitate in chiave contemporanea.


Ti presentiamo la Vasella!

Per quanto la cosa possa apparire strana, ti assicuriamo che no, non siamo impazziti! Al contrario quest’oggi abbiamo l’onore di presentarti l’esclusiva intervista alla Vasella dell’autore Nino Caruso.

Iniziamo…

“Signora vasella, siamo molto onorati del fatto che abbia deciso di concedere quest’intervista”

Vasella: “Beh, sapete, avendo natura di utensile, preferisco sempre “fare” piuttosto che “apparire” e non concedo molte interviste, ma per questa volta faccio volentieri un’eccezione.”

Nino Caruso, 1996

“Sappiamo che lei può vantare un antico lignaggio anche se, per la sua proverbiale ritrosia, la notizia stenta a diffondersi”

V – “Chi non sa tacere, non sa parlare, miei cari. Comunque posso confidarvi che da parte di mamma discendiamo dalle Anfore, che a Torgiano sono state ritrovate in un insediamento rustico databile dal I sec. a.C. fino al II sec. d.C. nel quale si coltivava la vigna. Erano Anfore da trasporto di piccole dimensioni, usate per gli scambi commerciali. Da parte di babbo, invece, discendiamo dal Boccale di età cicladica (l’Oinochoe) del mondo classico che, grazie alla funzionalità della sua forma, sopravviverà durante i secoli con le dovute variazioni nel tempo. In particolare, noi della famiglia delle Vaselle d’Autore, apparteniamo alla discendenza derutese-torgianese che si rifà, per costituzione fisica, al ramo della panata medievale.”

“La panata?”

V – “Ma siete davvero a digiuno di ceramica style! La “panata” è quel recipiente a ventre globulare con becco da pellicano, molto in voga nel Medioevo, il cui nome sta ad indicare la consuetudine del consumo di pane per accompagnare il vino. Comunque una forma così ha sempre funzionato, un po’ come i pantaloni a zampa d’elefante degli anni ’70. Gira e rigira, te li ritrovi sempre!”

“Vorremmo parlare un po’ di lei individualmente, della sua storia personale. Cosa può raccontarci?”

V – “Io sono una delle veterane qui all’interno della grande famiglia delle Vaselle d’Autore per il Vino Novello. Nacqui nel secolo scorso, precisamente nel 1996, per opera di un grande artista, Nino Caruso. Io e le mie sorelle siamo le primogenite. Il maestro Caruso ci ha creato unendo fantasia e tradizione, memoria e invenzione.”

“Per concludere, come direbbe qualcuno molto celebre, si faccia una domanda e si dia una risposta!”

V – “Sapete perché si dice che porti male versare il vino con la mano sinistra? L’origine della superstizione è da ricercare nelle credenze relative all’osservazione del cielo che facevano gli àuguri nell’Antichità. Se l’augure, osservando il cielo, si poneva verso Est, in direzione del sole, dunque il Nord, considerato il luogo del Regno dei Morti, era posizionato alla sua sinistra. Perciò i segni che venivano dal Nord, come gli stormi degli uccelli in volo, erano considerati un presagio funesto. Da ciò ancora oggi si considera nefasto iniziare un’azione da sinistra: indossare un vestito iniziando dalla manica sinistra, toccare la terra al mattino poggiando prima il piede sinistro, o versare il vino con la mano sinistra.
Per concludere, osservate attentamente il mio profilo: avete notato che ci sono entrambe le mani disegnate nell’atto di versare il vino? Io penso che il maestro Caruso le abbia fatte così per ricordare la superstizione e, allo stesso momento, superarla affinché il dialogo tra due parti in contrasto sia sempre aperto, aperto alla vita che scorre.”

Nino Caruso

[Autore: Valentina Izzo]

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