Il Torcolo, la Luminaria e l’occhiolino di San Costanzo!

Tradizione, gastronomia, cultura e spiritualità si fondono per la festa di San Costanzo, primo patrono della città di Perugia, che lo celebra il 29 Gennaio con un ricco programma di eventi.
…e inoltre: “San Costanzo dall’òcchjo adorno, famme l’occhjolino sennò n’c’artorno”! Scopriamo insieme cosa si cela dietro questo antico detto popolare!

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Il 29 Gennaio si avvicina e Perugia si prepara a festeggiare San Costanzo, primo vescovo della città e uno dei suoi tre patroni insieme a San Lorenzo e a Sant’Ercolano.

Essendo vissuto nel II secolo d.C., della sua vita non sappiamo molto. La storia ci racconta che nacque a Perugia intorno all’anno 140 da una nobile famiglia cristiana. Rimasto orfano in giovane età, divenne sacerdote, ma rimase presto vittima delle sanguinose persecuzioni dei cristiani perpetrate ai tempi dell’imperatore Marco Aurelio, durante le quali fu prima barbaramente flagellato, poi immerso in una stufa di acqua bollente e infine ricoperto da carboni ardenti sui quali era stato costretto a camminare. Sopravvissuto e uscito miracolosamente illeso da queste terribili torture, fu portato in carcere e condannato alla prigionia fino a compiuto ravvedimento, ma grazie all’aiuto dei suoi custodi, da lui convertiti, riuscì a fuggire. Trovò rifugio a casa di un cristiano di nome Anastasio, dove purtroppo fu nuovamente catturato, per poi essere portato a Foligno e decapitato con un colpo di spada nei pressi del “trivio”, il punto più centrale della città.
È l’anno 170, San Costanzo muore martire appena trentenne. Ed è proprio a ricordo di quel martirio che ogni anno i perugini preparano il torcolo, il tipico dolce a forma di ciambella che nasconde molti significati simbolici, sia nella forma che negli ingredienti. Vediamo quali!


Il Torcolo di San Costanzo: storia e ricetta dell’anima più dolce della festa

Dolce perugino per antonomasia, è sicuramente il più tipico della città e uno tra i più conosciuti di tutta l’Umbria. Si tratta di una ciambella di pasta di pane lievitata, arricchita da canditi, uvetta, pinoli e anice.
Riguardo alla sua forma, varie sono le ipotesi che la tradizione ci tramanda: secondo una prima versione, il buco della ciambella simboleggia il collo decapitato del Santo, intorno al quale sarebbe stata pietosamente posta una ghirlanda di fiori (di cui uvetta e canditi sarebbero i petali) per nascondere i segni della decapitazione.
Un’altra ipotesi sostiene che la ciambella rappresenti la collana o la corona del Santo tempestata di pietre preziose (rese dal cedro candito), che si sfila al momento della decapitazione.
La versione più “pragmatica” vuole invece che la ciambella sia nata con il buco semplicemente per poterla infilare nei bastoni e trasportarla con più facilità alle fiere o ai mercati del tempo.
Tutti d’accordo comunque sui cinque tagli obliqui che vengono realizzati sulla superficie e che rappresenterebbero le cinque porte di accesso ai cinque rioni del centro storico di Perugia: Porta Sole, Porta Sant’Angelo, Porta San Pietro, Porta Eburnea e Porta Susanna.

Se dunque volete preparare il torcolo di San Costanzo (da non confondere con il torcolo/ciambellone) rigorosamente secondo tradizione, sappiate che la ricetta originale dell’Accademia Italiana della Cucina di Perugia prevede i seguenti ingredienti:
♦ 600 gr farina di grano tenero
♦ 35 cl di acqua tiepida
♦ 25 gr di lievito di birra (anche se la ricetta originale prevede il lievito madre, anche detto “acido”, un lievito naturale ottenuto dalla fermentazione di farina e acqua)
♦ 85 ml di olio extra vergine di oliva DOP Umbria
♦ 170 gr di zucchero
♦ 170 gr di uva passa
♦ 170 gr di cedro candito
♦ 170 gr di pinoli
♦ 2 cucchiai di semi di anice
♦ 1 tuorlo d’uovo (per spennellare la superficie)
♦ Una versione più “moderna” prevede anche l’aggiunta di 85 gr di burro

Procedimento:
Dopo aver disposto la farina a fontana in una ciotola, sgretolatevi il lievito e impastate con acqua tiepida; lavorate l’impasto per qualche minuto, dopodiché copritelo con un panno e lasciatelo riposare in un luogo caldo e al riparo da correnti d’aria.
Quando la pasta avrà raddoppiato il suo volume, stendetela sulla spianatoia, allargatela leggermente con il palmo della mano e unite l’uvetta, il cedro candito tagliato a cubetti, i pinoli, l’olio, lo zucchero e i semi di anice. Lavorate la pasta per un’altra decina di minuti e arrotolatela a forma di ciambella in una tortiera bene imburrata. Ora andrà lasciata lievitare per altre 2 o 3 ore, sempre in un luogo caldo e asciutto.
Una volta che l’impasto sarà ben lievitato, praticate i 5 tagli, spennellate la superficie con il tuorlo d’uovo e infornate a 170/180 °C, lasciando cuocere per circa 40 minuti. Buon appetito!

torcolo


Tradizione e leggenda, tra un corteo in costume e un occhiolino

La festa di San Costanzo è quella che più di tutte riflette l’identità e le radici di Perugia e che rinsalda lo storico legame tra la sua società civile e quella religiosa, legame che risale all’età medioevale e che la città ricorda con il corteo della “Luminaria“, una rievocazione in costume di grande impatto emotivo che riporta ogni anno Perugia nel cuore del Medioevo. Una processione che per una notte illuminava simbolicamente tutti i suoi quartieri bui, con cui i Priori delle Arti intendevano non solo rendere omaggio a San Costanzo, ma soprattutto riunire tutte le anime della città. Non soltanto quindi una festa cristiana, ma una celebrazione nata per superare le parti, tanto che tutte le corporazioni – religiose e non – erano obbligate a parteciparvi, “recando in mano dei lumi”, pena il pagamento di una multa di 10 libbre «di moneta cortonese», come stabilito da un’ordinanza degli stessi Priori risalente al 1310.

La rievocazione di questa suggestiva processione è stata ripristinata più di dieci anni fa e si svolge per le vie della città alla vigilia della festa: il pomeriggio del 28 Gennaio autorità civili e religiose sfilano insieme portando in scena lo storico rituale dell’omaggio al santo di quattro “doni-simbolo”: la corona d’alloro, il cero, il torcolo e l’incenso. La corona d’alloro viene donata dalla polizia municipale come “segno di devozione e testimonianza di dedizione al bene comune attraverso l’azione di ordine pubblico, che mira alla pace e alla concordia”; il cero, da parte del sindaco, è invece il “segno della disponibilità degli amministratori pubblici ad essere attenti ai bisogni dei più deboli e indifesi e a promuovere con onestà e saggezza ciò che giova al bene comune”; il torcolo è l’omaggio degli artigiani e dei commercianti, “segno di quanti si impegnano ogni giorno a migliorare le condizioni dei lavoratori e per tutti coloro che, con il loro lavoro, contribuiscono alla prosperità del corpo sociale); l’incenso, donato dal Consiglio pastorale parrocchiale, è il “segno della forza della fede nell’annuncio del Vangelo sull’esempio del santo martire”.
Gesti semplici ma carichi di significato, con cui l’intera comunità perugina rinnova l’impegno alla concordia civica.


“San Costanzo dall’òcchjo adorno,

famme l’occhjolino sennò n’c’artorno”

Un simpatico detto in dialetto perugino per raccontarvi anche un’altra curiosa usanza legata a San Costanzo che sta molto a cuore alle giovani perugine: tradizione vuole che, durante la festa del 29 Gennaio, le ragazze nubili, curiose di saperne di più sulle sorti del proprio matrimonio, si rechino nella chiesa dedicata al santo e osservino attentamente il gioco di luci riflesse sulla sua immagine: secondo la leggenda, se San Costanzo avrà fatto l’occhiolino, significa che le nozze si celebreranno entro l’anno, altrimenti, per consolazione, il fidanzato sarà tenuto a regalare alla ragazza proprio il Torcolo, il dolce tipico di questa ricorrenza.


La Fiera Grande e l’assaggio del Torcolo!

Il giorno della festa non può però mancare l’appuntamento più atteso da tutti i perugini con il momento più goloso delle celebrazioni: a Borgo XX Giugno viene allestita la storica “Fiera Grande”, la tradizionale mostra-mercato dove curiosare tra banchi di prodotti tipici e artigianato, mentre in Corso Vannucci, davanti a Palazzo dei Priori (e nel pomeriggio anche a Monteluce), vengono distribuite fette di torcolo a tutti i passanti, per cui se vi trovate in zona non dimenticate di fare un salto in centro per assaggiare questo delizioso dolce!


Ecco il programma dettagliato delle celebrazioni di quest’anno:

 

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