Il Bartoccio, il re del Carnevale perugino!

Il Bartoccio, il re del Carnevale perugino!

Siamo in pieno carnevale! Non potevamo quindi non parlare del Bartoccio, la maschera perugina per eccellenza, e dello spettacolo delle Bartocciate che ogni anno va in scena nel cuore di Perugia.

Chi è il Bartoccio e quali sono le sue origini?
Il Bartoccio è la maschera tipica del carnevale di Perugia, dimenticata per molto tempo, ma in passato molto conosciuta da tutti i perugini. La sua figura, forse popolare o forse inventata dagli scrittori e dai poeti cittadini, risale direttamente alla Commedia dell’Arte. È presente infatti già dal ‘600 nella tradizione letteraria locale, ma nonostante la sua origine molto antica, ha mantenuto nei secoli la sua caratteristica di maschera pungente.

Il Bartoccio (il cui nome deriva forse da Bartolomeo), classico contadino un po’ rozzo, buontempone ma sagace, viene dal mondo rurale, esattamente dal Pian del Tevere, ossia dal territorio compreso tra San Martino in Campo e Torgiano (la zona nota anche come la Teverina Perugina), un’area molto fertile già nel ‘600. Un’imponente campagna di bonifica aveva infatti reso la vallata del Tevere la zona più ricca e produttiva del perugino, portando un inaspettato benessere al colono dell’epoca.
Il Bartoccio dunque fa il mezzadro come molti contadini di allora. Con la sua tipica giacca verde, il suo gilet rosso porpora e i suoi calzoni di velluto scuro, nel periodo di carnevale entra trionfalmente in città a bordo di un carro addobbato trainato dai buoi, osserva quello che succede nel mondo urbano, ne nota le stranezze e le mette in bartocciata. Si trattava di versi diretti a colpire i personaggi noti dell’epoca, a smascherare i soprusi dei potenti, ad evidenziare le lacune della società del tempo, suscitando al contempo riso e riflessione. Nasce qui l’usanza di comporre, su cartigli anonimi, scritti satirici di denuncia sociale che, in onore del suo irriverente ispiratore, prenderanno proprio il nome di bartocciate, una sorta di presa in giro del potere simile alle “pasquinate” romane.

È proprio dal suo carro dunque che il Bartoccio suona e balla con un grosso “radicione” sotto il braccio, sguainandolo come una spada al momento di lanciare sferzanti e irriverenti attacchi alla classe dirigente della città, con la sua spontanea schiettezza in rigoroso dialetto perugino, circondato immancabilmente da tutta la sua strampalata corte (composta dalla moglie Rosa, una donna prosperosa sempre ricoperta da tanti “brillocchi”; dal compare Mencarone, l’amico a volte dispettoso di Bartoccio; dalla figlia Santina e da altri personaggi allusivi come Rubbagalline e Truffarello).

Inevitabilmente, il Bartoccio diventa presto però un personaggio scomodo, tanto da essere proibito per tutto il periodo dalla dominazione pontificia fino alla fine del ‘700. È durante il Risorgimento che la maschera riacquista il suo ruolo nell’identità cittadina, al punto da diventare un vero e proprio emblema di Perugia, che ritrova nel Bartoccio il simbolo dell’irriducibile spirito perugino non fiaccato dalla sottomissione, la sua migliore espressione di ribellione nei confronti del dominio pontificio.
Il Bartoccio è dunque una figura molto cara ai perugini, rappresenta il loro modo di intendere il Carnevale in maniera grottesca. Ed è proprio grazie al Bartoccio se la città ha recuperato il piacere di festeggiare il Carnevale nel suo luogo più sacro, che è l’acropoli.

 

La Società del Bartoccio e il Teatro di Figura Umbro TiEffeU
L’operazione portata avanti negli ultimi anni dalla Società del Bartoccio in collaborazione con il Teatro di Figura Umbro TiEffeU (l’unico centro professionale riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività culturali che si occupa di teatro di figura in Umbria, nato oltre 40 anni fa) è stata quella di recuperare questa maschera perugina in versione burattino. Il burattino, tanto per intenderci, è quella figura che si infila nel braccio e poi viene animata all’interno di un teatrino di legno, chiamato baracca. In questo lavoro di recupero, l’attuale aspetto del Bartoccio è stato realizzato con fattezze un po’ caricaturali ed esagerate, così come vuole la classica tradizione dei burattini italiani che da sempre hanno lineamenti molto marcati, ben visibili ed incisivi (in passato venivano realizzati da artigiani talvolta improvvisati, che diventavano poi burattinai e che giravano di paese in paese a raccontare le storie). Per realizzare il suo personaggio, si è trattato dunque di compiere un profondo processo di reinvenzione, perché per il Bartoccio non esiste una tradizione iconica così forte come per altre maschere. Sono state ritrovate descrizioni antiche e vecchi disegni, ma non sufficienti a darci un’idea precisa della sua fisionomia*.
L’aspetto caricaturale è dunque l’aspetto consono a questo tipo di figura, ma al contrario di altri personaggi carnevaleschi italiani che indossano proprio la maschera in viso, il Bartoccio non ce l’ha: il Bartoccio infatti non si copre il volto perché egli stesso, così come è realizzato, è già di per sé una maschera. Ricordiamo che la maschera viene da una tradizione antichissima, probabilmente dal teatro antico greco e romano, per cui è presente già molto prima della Commedia dell’Arte. Molte maschere che noi conosciamo hanno dunque questi lontani progenitori (per esempio il Pappus diventa poi Pulcinella), ma molte di esse, pur avendo un’origine parallela alle maschere più conosciute, di fatto però nascono o ri-nascono nel ‘700/’800 , periodo in cui troviamo molti personaggi che non hanno avuto la maschera in volto (per esempio Stenterello o Rugantino, eroi popolari alla stessa maniera del Bartoccio).

 

Le Giornate del Bartoccio
Le Giornate del Bartoccio sono dunque significative per riportare in auge un pezzo della cultura e della più sentita tradizione perugina.
Nel ricco cartellone di appuntamenti in programma, che registra sempre un ampio e partecipato successo di pubblico, il momento culminante e più espressivo è certamente quello dello spettacolo dei burattini; è anche il momento più ricco di implicazioni satiriche, perché la comicità delle storie narrate può coinvolgere e divertire anche i bambini, ma lo spettacolo è ovviamente rivolto principalmente ad un pubblico adulto.
In queste storie, oltre alla famiglia e agli amici di Bartoccio, compaiono sempre figure di una certa autorità, come il dottore, il prete, il giudice e il brigadiere, tutti personaggi che devono essere presenti perché rappresentano i ruoli che sì garantiscono le relazioni sociali, ma che allo stesso tempo vanno presi in giro, perché la loro alterità rispetto al mondo rurale ne fa in qualche modo oggetti di riso.
Il Bartoccio infine, come in ogni storia a lieto fine che si rispetti, sconfigge la malattia e trionfa. Anche questa è una caratteristica tipica della tradizione del teatro di burattini da baracca: il protagonista, l’eroe, sconfigge sempre i personaggi più negativi che incontra (la morte, il diavolo, ecc.).

Pur avendo burattini di fattura moderna, il recupero della tradizione antica portata avanti dal Tieffeu è dunque un’operazione “colta”, non improvvisata. Lo scopo della Società del Bartoccio non è infatti quello di guardare semplicemente al passato, ma è tentare di riprendere dalla tradizione gli aspetti più vivi, quelli che possono essere riportati nell’attualità, e su queste basi costruire, inventare. Per non smettere mai di meravigliarsi e fantasticare. Anche insieme al Bartoccio!

* Tutti i burattini sono stati realizzati dall’artista e regista Mario Mirabassi, direttore del Teatro di Figura Umbro, sulla base dei disegni di Marco Vergoni. I testi sono di Renzo Zuccherini, ex dirigente scolastico e presidente della Società del Bartoccio.

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