Tradizioni di San Giuseppe

Il 19 Marzo ricorre la celebrazione di San Giuseppe, che nella tradizione popolare è riconosciuto come santo protettore dei poveri, dei derelitti e delle giovani fanciulle, oltre che dei falegnami in virtù della sua professione. L’Umbria festeggia San Giuseppe in vari modi e molti luoghi.

A livello strettamente religioso, si festeggia San Giuseppe a Orvieto dal 1647 come patrono della città. Durante la giornata, nella “piazzetta di San Giuseppe” si tiene la consueta esibizione della filarmonica cittadina e si ripete la gioiosa e gratuita distribuzione delle frittelle, dolce simbolo della festa.

A Todi ogni 19 marzo viene riaperta la piccola Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, costruita nel 1642, per ricordare il loro protettore e si concelebra una messa solenne, alla presenza dei componenti della Università dei Falegnami, abbigliati nei loro eleganti costumi.

La cattedrale di San Lorenzo, a Perugia, conserva invece, secondo la tradizione, l’anello nuziale che Giuseppe donò a Maria nel giorno del sacro sposalizio. La preziosa reliquia è conservata in un forziere situato in una cappella della chiesa. Servirebbero ben quattordici chiavi per aprirlo.

Capodacqua di Assisi, San Giuseppe viene ricordato nel fine settimana più vicino al 19 marzo, con la Festa del Lupino e delle Frittelle. I lupini, secondo la tradizione popolare, avrebbero aiutato a combattere i parassiti intestinali oppure potevano essere lanciati in segno di dispetto o di simpatia tra i giovani del paese. Immancabili le famose frittelle, preparate secondo ricette diverse ma sempre a base di riso, latte e uova.

Tra il sacro ed il profano…

Poiché la festa di San Giuseppe cade in prossimità della fine dell’inverno, altre tradizioni più pagane si mescolano con quelle cristiane.

via Instagram @marti_batt_

Ecco allora che il fuoco diventa protagonista delle celebrazioni, come simbolo di purificazione e momento utile per bruciare i residui del raccolto e delle potature già avvenute sui campi, ma anche nelle piazze, in grandi cataste di legna appositamente preparate. Nel passato, una volta rimasta solo brace e cenere, i giovani si divertivano a scavalcarli con grandi salti.

L’usanza di accendere questi “focaroni” o “focaracci”, come vengono chiamati, è ancora visibile in alcune zone dell’Umbria, tra cui Gubbio. Dall’ora dell’ “Ave Maria”, il 18 marzo, si possono vedere fuochi sparsi in tutta la campagna ai piedi dei cinque colli eugubini o al limite di alcune piazze della città.

A Corcia di Gualdo Tadino, sebbene non si accendano più i fuochi, è rimasta la tradizionale Festa di San Giuseppe, con giochi, musica in piazza, lupini e frittelle per tutti.

Abbiamo nominato più volte le Frittelle di San Giuseppe e non ci sembrava giusto lasciarci senza darvene prima un assaggio “virtuale” di quelle che abbiamo realizzato per l’occasione!

E se vorrete cimentarvi nel prepararle, ecco a voi la ricetta:

Ingredienti per 6 persone:
– 600 grammi di riso
– 2 litri di latte
– 5 uova (con tuorli e albumi da separare)
– una scorza di limone
– un cucchiaino di cannella
– 6 cucchiai di zucchero
– 6 cucchiai di farina
– sale q.b.
– un bicchierino di liquore all’anice o rum
– una bustina di lievito per dolci o bicarbonato
– due litri d’olio di semi per friggere

 

Preparazione:
Portare ad ebollizione il latte in una pentola e quando bolle gettare il riso fino a quando risulti al dente. Aggiungere un pizzico di sale e la scorza di limone con la cannella. Montare a neve gli albumi. A cottura ultimata, lasciar raffreddare il riso nel latte. Una volta tiepido, aggiungere tutti gli altri ingredienti: zucchero, farina, liquore, lievito e tuorli d’uovo. Incorporare lentamente gli albumi alla fine, facendo attenzione che l’impasto non risulti troppo liquido, evitando che durante la frittura assorba troppo l’olio.
Riscaldare l’olio in un’apposita padella e quando sarà caldo, versare la pastella con l’aiuto di un cucchiaio. Una volta che risulteranno ben dorate, scolarle bene su carta assorbente e cospargerle di zucchero semolato.

BUON APPETITO!

Nota: le frittelle di San Giuseppe umbre si differenziano dalle altre regioni dell’Italia centrale, dove sono più conosciute come “zeppole”, in quanto prevedono l’uso del riso come elemento base e non la tipica pasta choux dei bignè.

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