Da Torgiano, piccole pillole di medicina popolare sui rimedi e i benefici del vino

Ha sempre il suo fascino sfogliare i vecchi libri e gli antichi manuali che abbiamo in ufficio sul vino e sulla sua storia!
Uno dei saggi sul dialetto locale ci racconta che in passato a Torgiano il vino non era considerato solo una gradevole bevanda, ma veniva impiegato proprio come rimedio contro alcune malattie.

Il vino era definito come la prima medicina ed era considerato un generico toccasana nei casi di deperimento organico. Non a caso, a Torgiano si era soliti sentenziare: “pillole de galina e sciroppo de cantina”. D’altronde, antichi documenti custoditi in monasteri benedettini e statuti comunali quattrocenteschi ci testimoniano quanto fin da sempre fossero apprezzati e gelosamente protetti i vini di Torgiano. Lo stesso stemma comunale, con una torre avvolta nei grappoli d’uva, pare volercelo ricordare.

Del vino si faceva gli usi più disparati: si usava infatti per curare le “passioni” di cuore, per curare l’intestino e il mal di stomaco, come analgesico nel parto, come disinfettante e come tonificante. Ad esempio, alla nascita di un bambino, non appena la levatrice aveva abbandonato la casa, il corpo del neonato veniva spesso nuovamente lavato con pezzi di lino imbevuto di vino oppure veniva messo a bagno in un catino colmo di vino riscaldato con le molle del fuoco (mojjole) arroventate nella brace del focolare. In disaccordo infatti con quelle che erano considerate le persone più “istruite” in materia, si sosteneva che il vino irrobustisse i muscoli e rendesse tonica la pelle. Ed è sempre per questa stessa ragione che ai ragazzi in fase di sviluppo era permessa la pigiatura dell’uva nelle cantine.

Per quanto riguarda gli adulti, in caso di malattie da raffreddamento, come mal di gola e bronchiti, la cura preferita era una buona dose di vino fatto bollire con pezzetti di mela.

Anche al vinsanto venivano attribuite proprietà terapeutiche, per la sua capacità di confortare lo stomaco ed aiutare la digestione.

Trovava largo impiego anche l’aceto, l’unico disinfettante per le ferite prima dell’avvento dell’alcol, fatto annusare in casi di svenimento e utilizzato come analgesico per il mal di testa (con impacchi sulla fronte con una pezza imbevuta d’aceto).

Non si può infine non ricordare che il vino era largamente utilizzato anche nella cosmesi. Se le contesse di Parigi impiegavano il vino bianco unito al succo di gelsomino per ottenere degli ottimi profumi, le donne di Torgiano utilizzavano invece il vino rosso per la tintura dei capelli.

* * * * * * * * *

Il vino come medicamento nella storia – Breve excursus

L’uso del vino come medicamento ha una storia molto antica.

Già i Sumeri avevano elaborato dei preparati medicamentosi a base di erbe nel vino: una tavoletta cuneiforme datata 2100 a.C. è in genere citata come il più antico testo di riferimento della farmacopea sul vino medicinale, benché ancora considerato prodotto di lusso, destinato agli dei e alle classi più agiate.

Numerose le ricette mediche riportate anche nei papiri egiziani. Gli antichi Egizi usavano infatti il vino come corroborante e anestetico insieme all’oppio e allo stramonio, raccomandato per calmare i dolori e placare i dispiaceri, o come antiemorragico e disinfettante se opportunamente mescolato a polveri di particolari pietre.

Il vino venne considerato un ottimo farmaco anche al tempo dei medici degli antichi Greci, che arrivarono a paragonare l’efficacia delle proprietà del vino alla forza degli dèi. Fu proprio con Ippocrate, padre della medicina moderna, che il vino trovò una vera e propria consacrazione ufficiale in questo campo: circa 2500 anni fa, l’illustre medico greco fu il primo ad attribuire virtù diuretiche al vino bianco e a consigliarlo per la febbre e come aiuto nelle convalescenze.

Nella cultura etrusca il vino era ampiamente utilizzato insieme al cavolo come impacco sulle ferite, le tumefazioni, le lussazioni, contro la malaria, le malattie del fegato e della milza, le dissenterie e le coliche.

Anche il commediografo Plauto si dilettava nella realizzazione di bevande a base di vino; in particolare era solito preparare un vino profumato alla mirra, che Plauto chiamava Murrina, che secondo le testimonianze rappresentava un utile lenitivo del dolore, in quanto provocava un senso di stupefazione e di intorpedimento dei sensi. La murrina, tuttavia, non aveva nulla in comune con il vino che veniva offerto ai condannati per alleviare l’ultima ora, detto proprio “vino mirrato”, lo stesso che secondo le sacre scritture fu dato a Cristo durante la crocifissione.

Marco Porcio Catone, già nel 160 a.C., elaborò una grande quantità di ricette per la realizzazione di vini medicinali: vini a base di radici di elleboro come lassativi, con caprifoglio e ginepro per la ritenzione di urina, vino con infusi di legno di ginepro come aiuto contro la sciatica, con rami di mirto per le coliche, con l’aggiunta di melograni acerbi per la dissetenteria, e con fiori di melograni per l’indigestione.

Lucio Giunio Moderato Columella, uno scrittore latino di agronomia, inventò nel I secolo d.C. una bevanda a base di vino e mirto, preparata attraverso un lungo procedimento di fermentazione, molto apprezzata come rimedio contro il mal di pancia e la debolezza di stomaco. Columella realizzò anche altri vini, fra i quali quello al rosmarino, utile per le coliche; quello alla valeriana, utile per i muscoli come potente antispasmodico; il vino di Scilla, raccomandato come diuretico, ricostituente, digestivo e lenitivo della tosse, ma da bersi con moderazione perché contenente una sostanza tossica, la scillitina; il pericoloso veratrum, a base di elleboro, analgesico e antifebbrile, contenente però la veratrina, una potente miscela di alcaloidi.

Fu comunque Plinio il Vecchio a lasciarci la testimonianza più ricca, nei 37 libri della sua Naturalis historia. Secondo lo scrittore romano, foglie di viti e pampini con la polenta riducevano i dolori di testa; l’aggiunta di farina di orzo all’uva rappresentava un ottimo ricostituente energetico; mescolando l’uva alla farina di fave, si otteneva un efficace rimedio per l’infiammazione dei testicoli; l’aggiunta di acqua di mare aiutava a lenire la febbre, mentre per stimolare l’appetito si consigliava di aggiungere al vino una dose di assenzio (usato ancora oggi per la produzione di liquori da aperitivo). Plinio suggeriva un calice di vino anche per la dissenteria, le verruche e per velocizzare la cicatrizzazione delle ferite.

L’alchimia medievale continuò in genere a ripetere alla lettera le pratiche terapeutiche del mondo classico, considerando il vino fra le sue prime panacee, spesso modificato con l’aggiunta di piante officinali, fiori, semi e radici, che venivano pestati o tritati, e lasciati poi in infusione nel mosto o nel vino già fermentato.

Fu solo intorno XV secolo che i medici iniziarono a raccomandare, a scopo curativo, anche la somministrazione di vino puro, al naturale. Fondamentale, da questo punto di vista, fu l’influenza della Scuola Medica Salernitana, la prima e più importante istituzione medica d’Europa nel Medioevo attiva fino al XIII secolo, sulla cui porta d’ingresso era incisa la seguente iscrizione: “Il vino puro ha molteplici benefici, tonifica il cervello, mette in festa lo stomaco, scaccia il cattivo umore e libera le viscere sovraccariche“.

Il primo vino a poter ricevere la qualifica di medicinale fu il Balsamo del Samaritano, una ricetta a base di vino rosso e olio elaborata dal chimico francese Nicolas Lemery nel 1742: dopo aver fatto bollire il contenuto fino all’evaporazione del vino, il balsamo risultava utile per pulire le ferite, le scottature, calmare i pruriti, rinvigorire i nervi e sciogliere il catarro.

Nell’Ottocento, anche Louis Pasteur, il fondatore della moderna microbiologia, si interessò ai processi di fermentazione del vino e concluse le sue ricerche sostenendo che “il vino è la più salutare e igienica di tutte le bevande”.

 

[Fonte prima parte: Vite e vino a Torgiano – Ivana Ercolanoni]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *